Non è una tragica fatalità

La morte per stenti del giovane rifugiato siriano, avvenuta in Slovenia lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, non è un singolo fatto tragico segnato dalla casualità, bensì la manifestazione di una situazione drammatica che riguarda le migliaia di persone – uomini, donne e bambini – in fuga lungo la via terrestre dei Balcani. Quella morte sarebbe potuta avvenire a Trieste o in altri punti della rotta, e si aggiunge ad altre morti già avvenute.

Da tempo ICS evidenzia – rimanendo però inascoltata – le serie condizioni psico-fisiche nelle quali coloro che hanno percorso la rotta balcanica arrivano a Trieste. Si tratta di persone stremate da viaggi compiuti in condizioni estreme, ferite nel corpo e nella psiche dalle violenze subite dalle diverse forze di polizia dell’area balcanica (da quella croata in particolare), rispetto alle cui inaudite responsabilità sono innumerevoli oramai i rapporti internazionali di condanna, rimasti anch’essi finora del tutto ignorati.

Solo la generale giovane età e il buon stato di salute dei migranti hanno finora evitato che anche sulle strade di Trieste o del Carso, magari di notte, vengano recuperati dei cadaveri. L’emergenza umanitaria in atto, con l’inverno alle porte, richiederebbe attenzione da parte della cittadinanza e delle istituzioni, con l’organizzazione di interventi di monitoraggio e immediato intervento umanitario, specie nei confronti di coloro che per timore di avvicinarsi ai servizi o per una temporanea mancanza di posti (situazione che purtroppo a volte accade), non hanno un immediato accesso alle misure di accoglienza e cercano temporaneo riparo dove possono. Nulla di tutto ciò sta avvenendo.

In una città sempre più imbarbarita e violenta la discussione pubblica rimane dominata dall’ossessione dei respingimenti: ciò porta spesso le persone a nascondersi, a fare percorsi pericolosi e ad affidarsi alle rete criminali, che così alzano il prezzo dei loro servizi. Tutto ciò mentre le urla scomposte degli imprenditori dell’odio aizzano contro i migranti, adesso anche attraverso l’uso dei cani. Occorre invece un profondo cambiamento di atteggiamento e una rinnovata spinta verso un senso di umanità e di convivenza civile, prima che siano irrimediabilmente perduti. Affinché nessuno muoia sulla rotta balcanica, a Trieste o altrove.

Il Paese ha bisogno di cambiare pagina

Le parole pronunciate dal sig. Salvini questa mattina a Trieste, a seguito della tragica morte dei due agenti di Polizia Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, sono una indecorosa manifestazione compiuta da un politico in difficoltà, che tenta con ogni mezzo di strumentalizzare la tragedia avvenuta nella Questura di Trieste.

Si tratta di quanto di più lontano sia utile per la città in questo momento di lutto e di raccoglimento. Le proposte di Salvini, il quale vuole che i sospettati di qualunque reato – anche minore – vengano condotti in questura sempre ammanettati, sono inattuabili perché contrarie ai principi fondamentali dello Stato di diritto ed evidenziano, ancora una volta, la deriva autoritaria che l’interessato voleva imporre al Paese. ICS ricorda che, durante il triste periodo nel quale il sig. Salvini ha occupato il posto di Ministero dell’Interno, l’Italia ha accentuato il suo declino economico e sociale ed è rimasta del tutto isolata in Europa.

ICS esprime la sua vicinanza alle famiglie degli agenti uccisi e alla madre dell’omicida, che con tanta forza ha voluto manifestare il suo dolore.

#IoAccolgo: firma l’appello

firma anche tu: http://ioaccolgo.it/firma-lappello

CHIEDIAMO L’ABROGAZIONE DEI DECRETI SICUREZZA – FIRMA ANCHE TU!

Chiediamo al Governo e al Parlamento di abrogare i decreti Sicurezza e gli accordi con la Libia perché violano la nostra Costituzione e le Convenzioni internazionali, producono conseguenze negative sull’intera società italiana e ledono la nostra stessa umanità.

Le nostre proposte:

  • Reintrodurre il permesso di soggiorno per motivi umanitari e la residenza anagrafica per i richiedenti asilo
    Senza documenti i migranti sono condannati all’esclusione e allo sfruttamento, con conseguente aumento della marginalità e del disagio sociale.
  • Riaprire l’accesso dei richiedenti asilo al sistema di accoglienza integrata e diffusa gestito dai Comuni
    Questo sistema (ex-SPRAR) prevede percorsi di formazione e inserimento lavorativo che permettono una positiva inclusione nella società italiana.
  • Mai più morti in mare e persone lasciate per settimane sulle navi
    Chi rischia la vita in mare deve essere soccorso e fatto sbarcare al più presto in un porto sicuro. E chi soccorre non può essere criminalizzato.
  • Stop ai respingimenti in Libia
    Annullare gli accordi Italia-Libia, sulla base dei quali i migranti vengono intercettati in mare e riportati in Libia, dove vengono rinchiusi nei centri di detenzione, in condizioni disumane e sottoposti a violenze e torture.

Per firmare: http://ioaccolgo.it/firma-lappello

#IoAccolgo: Un appello per abrogare i Decreti Sicurezza e annullare gli accordi con la Libia

Roma, martedì 24 settembre, ore 11.00
Hotel delle Nazioni, via Poli 6
Conferenza stampa della Campagna “Io accolgo”

La Campagna “Io accolgo”, promossa dalle principali organizzazioni sociali italiane e internazionali, è nata per dare visibilità a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che caratterizzano il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari, dai tanti sportelli di consulenza legale agli ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita, a chi coopera a livello internazionale nei paesi di origine e transito dei migranti, ai tanti progetti di inclusione scolastica e formativa. Centinaia di esperienze diverse che la Campagna vuole mettere in rete, perché vengano condivise, se ne dia notizia e l’opinione pubblica ne prenda consapevolezza.

Io accolgo promuove anche iniziative di mobilitazione, per aprire vertenze che inducano le Istituzioni ad assumersi la responsabilità dell’accoglienza e dell’integrazione, cancellando le scelte discriminatorie e persecutorie contro migranti e Ong.

La campagna ha deciso dunque di lanciare un appello rivolto a Governo e Parlamento – in calce al quale raccogliere in tutta Italia migliaia di firme – in cui si chiede di abrogare i Decreti Sicurezza e di annullare gli accordi con la Libia, oltre a una revisione complessiva delle politiche sull’immigrazione.

L’obbiettivo politico dell’iniziativa è quella di riaprire il dibattito nella società e nelle aule parlamentari su questi temi. Senza un intervento di modifica, infatti, le norme approvate dalla precedente maggioranza restano pienamente in vigore, continuando a produrre effetti devastanti in termini di violazioni dei diritti e di esclusione sociale dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione.
Pur avendo il nuovo Governo il programma la revisione della disciplina in materia di sicurezza, alla luce delle osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica, l’appello di #ioaccolgo richiama l’urgenza di intervenire su aspetti ritenuti di particolare importanza, fra cui l’abrogazione o comunque una profonda modifica dei due decreti, nonché l’annullamento degli accordi con la Libia.

Ci sembra importante in questo momento chiedere una vera svolta nelle politiche migratorie facendo sentire la voce della società civile in modo forte e unitario.
Il testo dell’appello verrà presentato in una conferenza stampa che si terrà a Roma, martedì 24 settembre alle ore 11, presso l’Hotel delle Nazioni, in via Poli 6.

Saranno presenti i/le rappresentanti delle organizzazioni promotrici.

L’appello è promosso da
A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, AOI, ARCI, ASGI, Caritas italiana, Casa della Carità, CEFA, Centro Astalli, CGIL, CIAC, CIAI, CNCA, Comunità di S.Egidio, CONGGI, Ero Straniero, Europasilo, Federazione Chiese Evangeliche in Italia – FCEI, FOCSIV, Focus-Casa dei diritti sociali, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Migrantes, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, ICS Trieste, INTERSOS, Legambiente, LINK-coordinamento universitario, Lunaria, Medici Senza Frontiere, NAIM (National Association Intercultural Mediators), Oxfam, Rainbow4Africa, ReCoSol, Refugees Welcome Italia, Rete della Conoscenza, Rete Studenti Medi, SaltaMuri, Senza Confine, UIL, Unione degli studenti, Unione degli universitari, UNIRE

Presentazione di “Non essere trieste viaggiatore” a Trieste

A Trieste,
città dell’amicizia e dei ricordi…
città dell’amore e della gentilezza:
per incontrarci di nuovo
io conto i secondi”. (Hedayatullah Saberjo)

Fuggiti da casa a causa della guerra, giunti in Italia dopo un viaggio terribile, soli, spaesati, incapaci di comprendere la lingua e di farsi capire, alcuni giovani hanno trovato a Trieste un ambiente accogliente attraverso il Consorzio italiano di solidarietà (Ics) che ha garantito loro una sistemazione dignitosa, la possibilità di imparare l’italiano e di seguire corsi professionali. Alle persone che li accolgono alcuni desiderano raccontare tutto il proprio vissuto, le ansie, le angosce e le speranze, e lo strumento diventa la poesia. Ma per parlare agli italiani, per farsi comprendere veramente e trovare un’intesa profonda, la lingua può essere solo l’italiano, e lo strumento più immediato, per quanto possa sembrare inusuale, la poesia. Nasce così la raccolta di poesie dal titolo Non essere triste viaggiatore dove gli autori manifestano la necessità di avere un approccio con la nostra arte e la nostra cultura, e intanto regalano a noi, attraverso la loro poesia, molti aspetti della loro civiltà. Questo libro è una goccia utile a far diventare questo contatto tra mondi diversi un incontro tra il donare e il ricevere.

Vi invitiamo alla presentazione di questo volume, in anteprima, fissata sabato 21 settembre a Trieste, presso l’antico caffè S. Marco, via Cesare Battisti 18, ore 18,00. Introduzione musicale di Ismail Ismail con la sua rabab. Modera Cinzia Ferrini ; interventi di Maria Paola Mioni, Gianfranco Schiavone, Fabrizio Foschini, Gianluca Paciucci. Partecipano gli autori Hedayatullah Saberjo, Fateh Mohammad, Abdullah Naderi, Asghar Alì, Farhan Shabbir che leggeranno una loro poesia. Letture a cura di Maurizio Zacchigna.

Gli Autori

Hedayatullah SaberJo è nato a Kabul nel 1982. A causa della guerra del ‘92 ha potuto frequentare la scuola per non più di tre anni. Solo quando è arrivato a Trieste ha potuto riprendere la cosa che più gli piace: scrivere. Nonostante un duro lavoro, continua a farlo per l’urgenza di condividere le sue esperienze.

Chagataj Afghan è nato in Afghanistan nel 1990. Ha potuto frequentare la scuola solo per qualche anno e poi ha dovuto lasciare il suo Paese. Dopo un lungo viaggio è giunto nel 2014 a Trieste. Da qualche anno lavora fuori Trieste. 

Meesam Alì è nato in Pakistan nel 1974. Ha studiato fino a 17 anni per poi andare a lavorare, ma la sua grande passione è la scrittura. In Pakistan ha pubblicato diversi libri. Nel 2016 ha dovuto lasciare il Paese giungendo a Trieste. Ora lavora all’estero.

Fateh Mohammad è nato in Afghanistan nel 1996. Ama studiare ma non ha potuto finire la scuola perché costretto a fuggire. Arrivato in Italia, nel 2015, ha scoperto di avere una malattia agli occhi, ma non rinuncia alla speranza di riprendere la scuola e di iscriversi all’università. 

Abdullah Naderi ha quasi 20 anni e viene dall’Afghanistan. Qui a causa della guerra ha frequentato la scuola solo per tre anni. A 15 anni ha lasciato la famiglia e la città. Nel 2016 è arrivato a Trieste dove ha fatto vari corsi di formazione di lingua e di Street art, e frequenta la terza media. 

Asghar Alì ha 20 anni, è afghano e vive in Italia dal 2017. Quando aveva tre anni hanno ucciso la sua famiglia e con lo zio è fuggito in Iran, dove ha cominciato a lavorare a cinque anni. Da lì è fuggito in Svezia e infine è approdato a Trieste, dove frequenta la seconda media. 

Farhan Shabbir è nato in Pakistan nel 1993. Si sente poeta e scrittore. Ha scritto fin da quando era al liceo. Arrivato in Italia ha avuto la possibilità di lavorare con il fisarmonicista Aleksander Ipavec, nel cui gruppo suona come percussionista.

La curatrice

Maria Paola Mioni, laureata in Filosofia all’Università di Trieste, ha insegnato per quasi quarant’anni italiano e storia negli istituti tecnici. Andata in pensione, ha cominciato a insegnare la lingua italiana ai rifugiati politici presso l’Ics di Trieste.

Nessuna “emergenza”, da Roberti vacuo allarmismo

Le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sicurezza Roberti sulla sospensione di Schengen non meriterebbero una particolare attenzione, se non fosse che permettono di evidenziare con chiarezza, da un lato, l’inconsistenza delle proposte che vengono avanzate e, dall’altro, la loro pericolosità per la società italiana. Non c’è in regione e a Trieste alcuna emergenza, perché i pur numerosi arrivi di richiedenti asilo vengono gestiti ogni giorno con ordine e professionalità da parte di tutti i soggetti istituzionali e associativi coinvolti nel sistema dell’accoglienza diffusa, contro il quale Roberti si è scagliato innumerevoli volte. La maggiore disponibilità di posti nelle diverse aree del territorio nazionale ha fatto sì che, da alcuni mesi, sia stato possibile per la Prefettura e il nostro ente organizzare in maniera più efficace e veloce i trasferimenti in altre città italiane di quella parte dei rifugiati che non è possibile assorbire nel sistema locale, così che non si sono più verificate situazioni di mancanza di posti, ed è stato persino possibile chiudere alcune strutture più emergenziali come alcuni alberghi, obiettivo che l’ICS si prefiggeva da tempo.

Il vacuo allarmismo di Roberti, oltre che fuori luogo, è inoltre pericoloso nella misura in cui, dopo la boutade del muro invocato dal governatore Fedriga (che ha invero suscitato più ilarità che non scalpore) invoca ora, nell’Europa libera da frontiere interne, un’anacronistica e fumosa impermeabilizzazione delle frontiere e una sospensione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Quest’ultima misura avrebbe conseguenze devastanti sull’economia locale e sulla vita materiale e sociale degli abitanti di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, ostacolandone gli spostamenti e riportando così indietro l’orologio della Storia ai tempi della cortina di ferro.