Mancanza di mascherine per lavorare in sicurezza

Gli operatori dell’accoglienza di ICS continuano ogni giorno il loro lavoro al fine di assicurare la prosecuzione ordinata del sistema di accoglienza dei rifugiati, salvaguardando la salute degli ospiti e – al tempo stesso – dell’intera comunità. Una parte degli operatori inoltre si occupa, nella struttura di Casa Malala e sul territorio, dei nuovi arrivi, e per questo motivo è particolarmente esposta a rischio.

Per far fronte all’emergenza coronavirus, ICS è da due settimane alla costante ricerca di dispositivi di protezione (nello specifico di mascherine idonee) anche attraverso il mercato privato, ma ogni tentativo è risultato vano e il numero delle mascherine reperite, date in consegna a chi tra i lavoratori è più esposto, è comunque insufficiente. ICS ringrazia la comunità cinese di Trieste per aver ricevuto da essa una donazione di mascherine.

ICS ha ripetutamente fatto presente tale grave situazione alla Prefettura di Trieste, con note formali e chiedendo supporto nel reperimento dei dispositivi di protezione. Recentemente la Prefettura ha fatto sapere di avere interessato della problematica la Protezione Civile della Regione, ma finora nulla è ancora avvenuto.

Fa certamente piacere leggere che la Regione intende distribuire due mascherine a ogni abitante, migranti compresi, con uno sforzo organizzativo che si immagina imponente. Corre l’obbligo tuttavia di evidenziare come, al momento, neppure obiettivi prioritari e molto più limitati siano stati raggiunti e che la grave situazione sopra descritta è rimasta immutata con il passare dei giorni.

Le scomposte dichiarazioni di Roberti ridicolizzano la Regione e coprono mancanze istituzionali

In un ordinamento democratico il sistema giuridico e, in particolar modo, l’ordinamento penale, è uguale per tutti, senza che possano essere introdotte distinzioni per qualunque ragione (in base all’etnia, la religione, appartenenza l’appartenenza a determinato gruppo sociale o a una data condizione giuridica). Altresì la normativa europea e interna che regola la condizione giuridica dei richiedenti asilo è pienamente in vigore, né potrebbe essere diversamente trattandosi di diritti fondamentali della persona.

Per tali evidenti ragioni, la proposta del sig. Roberti di sanzionare in modo differenziato – ponendo una distinzione a seconda che si tratti di un richiedente asilo o di un qualunque altro cittadino – le infrazioni alle disposizioni per il contenimento della diffusione del coronavirus, e addirittura di revocare il diritto d’asilo è moralmente aberrante e giuridicamente priva di senso. Ove fosse inoltrata alle autorità governative, sarebbe ignorata ridicolizzando la nostra regione. L’episodio che ha visto ancora una volta protagonista Roberti potrebbe pertanto essere ignorato come parentesi di pessimo gusto, se non fosse una chiara manifestazione di inadeguatezza istituzionale.

Da più parti sono state evidenziate situazioni di cosiddetti assembramenti di cittadini stranieri nella zona della stazione centrale; fermo restando che si tratta di numeri al momento alquanto contenuti grazie alle associazioni di volontariato che operano sull’area, va ricordato che non si tratta di persone che scelgono volontariamente di stazionare all’aperto, bensì di persone senza dimora tuttora prive di un ricovero per inerzia delle autorità che, proprio in attuazione delle disposizioni di cui al DPCM 9.03.2020, hanno l’obbligo di provvedere a procurare ad essi un ricovero sia notturno che diurno. ICS sta monitorando la situazione e, in caso di persistente inadempienza, valuterà se segnalare alla magistratura le condotte omissive da parte dei pubblici poteri chiamati a provvedere.

Fototrappole per i migranti: semplice propaganda politica di un’iniziativa illegittima

Le dichiarazioni dell’assessore regionale Roberti, relative all’installazione di cosiddette “fototrappole” spia per individuare il passaggio dei migranti lungo la ex linea confinaria, sono sconcertanti. Sul piano etico-politico il sig. Roberti sembra ignorare che, a seguito dell’evoluzione storica che ha portato all’Unione Europea, a Trieste non esiste più alcun confine terrestre trattandosi semplicemente di “confine interno” all’Unione; ciò ha comportato profondi cambiamenti, anche sul piano delle normative in materia di controllo delle migrazioni. La visione del Roberti sembra ancorata a un passato che non c’è più.

Soprattutto il sig. Roberti ignora o finge di ignorare che ai sensi del nostro ordinamento costituzionale (artt. 117 e 118 Cost.) la Regione non ha alcuna competenza in materia di controlli di frontiera e regolazione delle dinamiche migratorie trattandosi quest’ultima di una competenza esclusiva dello Stato. La ripartizione di competenza vale ovviamente anche sul piano finanziario: la Regione, con i fondi dei cittadini, non può né acquistare, ne posizionare, né gestire – neppure indirettamente – alcun sistema di rilevazione e controllo lungo la linea confinaria. L’annunciata operazione è quindi radicalmente illegittima.

Risibile infine l’affermazione secondo la quale le “fototrappole” permetterebbero di dare massiccia applicazione alle cosiddette “riammissioni” in Slovenia poiché l’istituto della riammissione, già in sé alquanto dubbio nella sua legittimità giuridica, in ogni caso non trova alcuna applicazione nei casi di migranti che richiedono protezione internazionale, rispetto ai quali va applicato invece solo il cosiddetto Regolamento Dublino III che non prevede affatto alcuna riammissione nel paese più vicino bensì la formalizzazione della domanda di asilo in Italia e la verifica, caso per caso, della condizione di ogni richiedente asilo al fine di verificare se la competenza all’esame della domanda di asilo è dell’Italia, della Slovenia o di altri paesi UE.

Tutto quindi si risolve in una sguaiata e crassa propaganda attuata per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal vero problema: la totale fuga della Regione dalle competenze regionali previste dall’ordinamento giuridico, ovvero la realizzazione (che risulta inesistente) di programmi di inclusione sociale degli stranieri al fine di favorire la coesione sociale e la crescita economica e sociale del territorio.