La prof che insegna Leopardi agli afgani (da La Repubblica del 30/1/2018)

“Dolce e chiara è la notte e senza vento…”. La prof Maria Paola Mioni racconta che forse la scintilla è nata là, quando uno dei suoi studenti afgani le portò tradotta in lingua pashtu “La sera del dì di festa” di Leopardi. “Quella poesia l’avevo letta in classe, nel mio corso di italiano per stranieri, davanti a ragazzi e giovani uomini tra i più diversi. Alcuni laureati, altri totalmente analfabeti che faticavano a collegare un suono con un segno. Mentre lo studente recitava Lepardi ad alta voce, in pashtu, nel silenzio assoluto, ho capito quanto fosse importante andare al di là della grammatica e insegnare l’italiano anche attraverso i poeti, gli scrittori, Catullo, Orazio, Pascoli”. Perché la Poesia forse non può salvare il mondo, ma può renderlo migliore. Ricucire ferite. Dare voce alla nostalgia che strazia il cuore. Quella stessa che nei loro versi descrivono Hedayatullah, Chagatay, Agha, Kakar, Fateh, in fuga dalle persecuzioni dei talebani e approdati nel nostro paese dopo mille sofferenze. Un gruppo di giovani afghani rifugiati, che durante il corso di lingua della professoressa Mioni, docente volontaria all’Ics di Trieste (Consorzio italiano di solidarietà) hanno scoperto lo straordinario balsamo di scrivere poesie. Un corto circuto positivo di culture, linguaggi, sentimenti, di quando l’integrazione è qualcosa di assai più vasto della sopravvivenza.

E Maria Paola Mioni, 71 anni, veneziana, una vita passata nella scuola pubblica, docente di Italiano e Storia all’istituto tecnico “Carli” di Trieste, poi prof alle scuole serali, infine, una volta in pensione, maestra di italiano per gli stranieri, quelle loro poesie ha deciso di raccoglierle e farle conoscere. Documenti, testimonianze. A volte anche con un valore letterario. Scrive Chagatay, 23 anni, di madrelingua pashtu, oggi pizzaiolo a Parma: “Ho chiesto alla montagna: cos’è l’amore? Ha tremato. Ho chiesto alle farfalle: Cos’è l’amore? Hanno sbattuto le ali. Ho chiesto agli uomini: Cos’è l’amore? Nei loro occhi è apparsa una lacrima”.

“Sono laureata in Filosofia – ricorda Maria Paola – ho vissuto il Sessantotto, ho fatto la scelta politica di non insegnare nei licei. Volevo far conoscere la letteratura anche a chi non avrebbe fatto l’università, a chi sarebbe andato a lavorare, perché la cultura deve arrivare a tutti, al di là del censo. E ho avuto enormi soddisfazioni, prima della crisi chi usciva dalle scuole serali riusciva a trovare un’impiego, oggi è difficilissimo”.

Nel 2009 Maria Paola Mioni, marito prof universitario, due figli più un ragazzo down in affido, è andata in pensione. “Ma l’unica cosa che so fare è insegnare, quando ho sentito che servivano corsi di italiano per gli stranieri richiedenti asilo, mi sono offerta volontaria. E ho scoperto un mondo”.

I suoi allievi arrivano quasi tutti dal Nord Est dell’Afghanistan, dove la guerra non è mai finita. Anni per approdare in Italia, dal Pakistan all’Iran dalla Turchia in Italia, lasciando in patria madri, mogli, sorelle, fidanzate. Un’odissea già ben raccontata da un altro giovane profugo afghano, Enaiatollah Akbari, diventata un romanzo di grande successo “Nel mare ci sono i coccodrilli” scritto da Fabio Geda. La prof Mioni legge in classe Catullo: “Viviamo, mia Lesbia, e amiamo…”. E poi Leopardi, Lorenzo il Magnifico. “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia…”. Frasi celeberrime e musicali, alle quali a sorpresa gli allievi afghani rispondono portando poesie nei loro idiomi. Hedayatullah Saberjo, che oggi in Italia fa il sarto, ha 32 anni e scrive in Dari: “Non c’era al mondo città regale come Kabul. Non c’era al mondo un nome bello come Kabul (…) Se non c’era Kabul non nasceva un inno dal cuore”. L’amore, la nostalgia, il desiderio. Kakar Fateh Mohammad, 23 anni: “Ricordo le notti d’estate a Koduz (…) C’erano sempre due stelle (…) due stelle vicine come sorelle”. La voglia di pace, scrive, in Urdu, Agha Meesam Alì: “Se qualcuno ci lasciasse soltanto vivere…”. “Sentite che bellezza? E che orgoglio nelle loro parole? È per questo che continuerò a insegnare – confessa Maria Paola Mioni – fino a che mi reggerà il cuore”.

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Il diritto d’asilo – report 2018

Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono esigenze sentite dai diversi governi d’Europa e da quello italiano in particolare, non solo a parole, ma nella pratica delle politiche che essi mettono in atto? E quanto lo sono, allo stesso tempo, per la società civile italiana ed europea?

Questi gli interrogativi che fanno da sfondo alle analisi, ai dati e alle proposte del rapporto Il diritto d’asilo. Accogliere, proteggere, promuovere, integrare (Tau Editrice 2018, pp. 266, euro 20,00), lo studio che la Fondazione Migrantes dedica al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati per il secondo anno consecutivo. Anche quest’anno la pubblicazione si fa guidare e interrogare da papa Francesco, in particolare dai quattro verbi-azione del suo Messaggio per la 104ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

Per ordinare copie e/o organizzare presentazioni: segreteria@migrantes.it
Per ordinare copie: info@editricetau.com oppure cliccare qui

Documenti scaricabili:

Il diritto d’asilo – Report 2018: il comunicato di sintesi con dati e proposte (file .pdf 155 KB)
Il diritto d’asilo – Report 2018: l’introduzione (file .pdf 74 KB)
Il diritto d’asilo – Report 2018: gli abstract dei contributi (file .pdf 124 KB – in italiano e inglese)
Il diritto d’asilo – Report 2018: l’indice (file .pdf 25 KB)

Il rapporto del 2017

Il diritto d’asilo – Report 2017 (versione integrale)

Dopo Macerata, Trieste?

Un esponente politico della Lega Nord ha ieri terrorizzato l’intera città di Macerata sparando, con l’intenzione di uccidere, su cittadini di colore. Si tratta di un episodio che, insieme a molti altri che stanno avvenendo su tutto il territorio nazionale, nasce da una cultura politica che sta minando alla radice l’ordinamento democratico. In tal senso, giustamente, lo scrittore e giornalista Roberto Saviano ha parlato della Lega Nord quale “mandante morale”.

Partiti politici estremisti quali la Lega Nord, Fratelli d’Italia, Forza Nuova, insieme a una galassia di gruppi neofascisti, hanno ottenuto in tutta Italia immense fortune politiche costruendo campagne d’odio e di intolleranza, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo disprezzo verso tutti coloro che vivono la solidarietà come valore fondante del proprio operato sociale.

Quanto avvenuto a Macerata si può quindi facilmente ripetere in ogni città. Anche a Trieste, dove i partiti estremisti hanno occupato larga parte della vita pubblica locale, determinando un arretramento sociale e culturale che non ha paragoni negli ultimi 50 anni. Posizioni politiche contrarie ai principi costituzionali, che al grido di “prima gli italiani” vorrebbero costruire una differenza di trattamento tra le persone, nonchè discutibili ed ossessive iniziative costruite sulla difesa della “sicurezza” e del “decoro” urbano, possono costituire la base di derive violente, anche se all’inizio la deriva può essere poco visibile.

È necessario che la città ritrovi quanto prima una nuova coesione sociale e riprenda la propria tradizione di città plurale, tollerante e aperta al cambiamento e alla convivenza di culture, lingue e religioni o sarà destinata a un rapido declino.

Per le vittime del terrorismo in Afghanistan e nel mondo

ICS-Ufficio Rifugiati dà notizia e sostiene la manifestazione che si terrà venerdì 2 febbraio a Trieste per commemorare le vittime degli attentati di Kabul e Jalalabad degli ultimi giorni, dove hanno perso la vita oltre cento persone, e tutte le vittime di ogni forma di terrorismo.

L’iniziativa è promossa da liberi cittadini afghani residenti a Trieste e da richiedenti asilo e rifugiati in accoglienza sul nostro territorio.

Il ritrovo è previsto alle ore 17:30 con inizio alle 18:00 in piazza Verdi (Trieste). L’invito è aperto a tutta la cittadinanza.

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