Presentazione di “Non essere trieste viaggiatore” a Trieste

A Trieste,
città dell’amicizia e dei ricordi…
città dell’amore e della gentilezza:
per incontrarci di nuovo
io conto i secondi”. (Hedayatullah Saberjo)

Fuggiti da casa a causa della guerra, giunti in Italia dopo un viaggio terribile, soli, spaesati, incapaci di comprendere la lingua e di farsi capire, alcuni giovani hanno trovato a Trieste un ambiente accogliente attraverso il Consorzio italiano di solidarietà (Ics) che ha garantito loro una sistemazione dignitosa, la possibilità di imparare l’italiano e di seguire corsi professionali. Alle persone che li accolgono alcuni desiderano raccontare tutto il proprio vissuto, le ansie, le angosce e le speranze, e lo strumento diventa la poesia. Ma per parlare agli italiani, per farsi comprendere veramente e trovare un’intesa profonda, la lingua può essere solo l’italiano, e lo strumento più immediato, per quanto possa sembrare inusuale, la poesia. Nasce così la raccolta di poesie dal titolo Non essere triste viaggiatore dove gli autori manifestano la necessità di avere un approccio con la nostra arte e la nostra cultura, e intanto regalano a noi, attraverso la loro poesia, molti aspetti della loro civiltà. Questo libro è una goccia utile a far diventare questo contatto tra mondi diversi un incontro tra il donare e il ricevere.

Vi invitiamo alla presentazione di questo volume, in anteprima, fissata sabato 21 settembre a Trieste, presso l’antico caffè S. Marco, via Cesare Battisti 18, ore 18,00. Introduzione musicale di Ismail Ismail con la sua rabab. Modera Cinzia Ferrini ; interventi di Maria Paola Mioni, Gianfranco Schiavone, Fabrizio Foschini, Gianluca Paciucci. Partecipano gli autori Hedayatullah Saberjo, Fateh Mohammad, Abdullah Naderi, Asghar Alì, Farhan Shabbir che leggeranno una loro poesia. Letture a cura di Maurizio Zacchigna.

Gli Autori

Hedayatullah SaberJo è nato a Kabul nel 1982. A causa della guerra del ‘92 ha potuto frequentare la scuola per non più di tre anni. Solo quando è arrivato a Trieste ha potuto riprendere la cosa che più gli piace: scrivere. Nonostante un duro lavoro, continua a farlo per l’urgenza di condividere le sue esperienze.

Chagataj Afghan è nato in Afghanistan nel 1990. Ha potuto frequentare la scuola solo per qualche anno e poi ha dovuto lasciare il suo Paese. Dopo un lungo viaggio è giunto nel 2014 a Trieste. Da qualche anno lavora fuori Trieste. 

Meesam Alì è nato in Pakistan nel 1974. Ha studiato fino a 17 anni per poi andare a lavorare, ma la sua grande passione è la scrittura. In Pakistan ha pubblicato diversi libri. Nel 2016 ha dovuto lasciare il Paese giungendo a Trieste. Ora lavora all’estero.

Fateh Mohammad è nato in Afghanistan nel 1996. Ama studiare ma non ha potuto finire la scuola perché costretto a fuggire. Arrivato in Italia, nel 2015, ha scoperto di avere una malattia agli occhi, ma non rinuncia alla speranza di riprendere la scuola e di iscriversi all’università. 

Abdullah Naderi ha quasi 20 anni e viene dall’Afghanistan. Qui a causa della guerra ha frequentato la scuola solo per tre anni. A 15 anni ha lasciato la famiglia e la città. Nel 2016 è arrivato a Trieste dove ha fatto vari corsi di formazione di lingua e di Street art, e frequenta la terza media. 

Asghar Alì ha 20 anni, è afghano e vive in Italia dal 2017. Quando aveva tre anni hanno ucciso la sua famiglia e con lo zio è fuggito in Iran, dove ha cominciato a lavorare a cinque anni. Da lì è fuggito in Svezia e infine è approdato a Trieste, dove frequenta la seconda media. 

Farhan Shabbir è nato in Pakistan nel 1993. Si sente poeta e scrittore. Ha scritto fin da quando era al liceo. Arrivato in Italia ha avuto la possibilità di lavorare con il fisarmonicista Aleksander Ipavec, nel cui gruppo suona come percussionista.

La curatrice

Maria Paola Mioni, laureata in Filosofia all’Università di Trieste, ha insegnato per quasi quarant’anni italiano e storia negli istituti tecnici. Andata in pensione, ha cominciato a insegnare la lingua italiana ai rifugiati politici presso l’Ics di Trieste.

Nessuna “emergenza”, da Roberti vacuo allarmismo

Le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sicurezza Roberti sulla sospensione di Schengen non meriterebbero una particolare attenzione, se non fosse che permettono di evidenziare con chiarezza, da un lato, l’inconsistenza delle proposte che vengono avanzate e, dall’altro, la loro pericolosità per la società italiana. Non c’è in regione e a Trieste alcuna emergenza, perché i pur numerosi arrivi di richiedenti asilo vengono gestiti ogni giorno con ordine e professionalità da parte di tutti i soggetti istituzionali e associativi coinvolti nel sistema dell’accoglienza diffusa, contro il quale Roberti si è scagliato innumerevoli volte. La maggiore disponibilità di posti nelle diverse aree del territorio nazionale ha fatto sì che, da alcuni mesi, sia stato possibile per la Prefettura e il nostro ente organizzare in maniera più efficace e veloce i trasferimenti in altre città italiane di quella parte dei rifugiati che non è possibile assorbire nel sistema locale, così che non si sono più verificate situazioni di mancanza di posti, ed è stato persino possibile chiudere alcune strutture più emergenziali come alcuni alberghi, obiettivo che l’ICS si prefiggeva da tempo.

Il vacuo allarmismo di Roberti, oltre che fuori luogo, è inoltre pericoloso nella misura in cui, dopo la boutade del muro invocato dal governatore Fedriga (che ha invero suscitato più ilarità che non scalpore) invoca ora, nell’Europa libera da frontiere interne, un’anacronistica e fumosa impermeabilizzazione delle frontiere e una sospensione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Quest’ultima misura avrebbe conseguenze devastanti sull’economia locale e sulla vita materiale e sociale degli abitanti di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, ostacolandone gli spostamenti e riportando così indietro l’orologio della Storia ai tempi della cortina di ferro.

Al via il progetto INSPIRE: nuove metodologie per l’alfabetizzazione italiana di minori e adulti stranieri

Avviato a giugno 2019, il progetto «INSPIRE – Innovazione SPerImentazione IntegRazionE» intende sperimentare, con minori e adulti stranieri presenti in Friuli Venezia Giulia e con maggiori fragilità e difficoltà di apprendimento, metodologie didattiche innovative per rendere ancora più efficace il percorso di alfabetizzazione, l’apprendimento della lingua italiana e l’acquisizione delle competenze civiche e sociali fondamentali per favorire l’integrazione socio culturale sul territorio regionale. Il progetto, cofinanziato dalla Unione Europea nell’ambito del “Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 (FAMI)” e valutato come migliore proposta progettuale su 41 progetti ammessi a finanziamento a livello nazionale, vede come capofila il CIVIFORM, insieme ad una rete di 9 soggetti partner (Fondazione Opera Sacra Famiglia, IRSSeS, Casa dell’Immacolata, HATTIVALAB, SLOVENSKI DIJASKI DOM SRECKO KOSOVEL, IRES FVG, ICS, ITACA e OIKOS), impegnati a vario titolo nelle attività di formazione, accoglienza e integrazione di minori e adulti migranti.

Il progetto nasce dalla necessità di facilitare, da un lato, il processo di integrazione di minori, per lo più senza sostegno parentale (i così detti Minori Stranieri Non Accompagnati MSNA), e dall’altra degli adulti stranieri migranti in Italia (Richiedenti Asilo Rifugiati RAR) che spesso evidenziano serie difficoltà nell’apprendimento della lingua dovute ad una scarsa, o inesistente, alfabetizzazione nel paese di origine o a problematicità collegate a vissuti traumatici. Per questo motivo il progetto intende sperimentare nuovi approcci metodologici volti ad attivare tutte le potenzialità ricettive dell’allievo/a attraverso l’esperienza multisensoriale offerta dall’utilizzo dell’audiovisivo (VAM) o dall’approccio della SUGGESTOPEDIA.

A tal fine, entro giugno 2021, il progetto intende formare sulle nuove metodologie didattiche individuate circa 140 operatori, tra educatori e docenti impegnati nell’accoglienza e integrazione di minori e adulti migranti, al fine di garantire approcci e strumenti didattici comuni per l’apprendimento della lingua italiana, per la formazione sulla sicurezza sul luogo di lavoro, sulle tematiche giuridiche collegate all’accoglienza di persone straniere. Saranno poi direttamente i formatori a sperimentare sul campo con circa 360 allievi/e, tra minori e adulti stranieri, le metodologie e gli strumenti didattici per l’alfabetizzazione linguistica e la formazione sulla sicurezza.

Tra gli obiettivi di INSPIRE, oltre alla sperimentazione didattica, anche la modellizzazione dei percorsi, di strumenti e materiali, di procedure di accoglienza linguistico-comportamentale per favorire non solo la diffusione delle buone prassi ma soprattutto l’adozione di approcci e standard comuni tra i diversi soggetti e attori coinvolti nella rete dell’accoglienza regionale.

Per maggiori informazioni

CIVIFORM Soc. Coop. Sociale / tel 0432 705811 / www.civiform.it

Coordinatore generale del progetto: Michela Castiglione / michela.castiglione@civiform.it

ICS ribatte alle accuse di Roberti

Le affermazioni dell’assessore regionale Pierpaolo Roberti, pubblicate oggi dal quotidiano Il Piccolo, sono inqualificabili. Roberti addossa infatti a ICS la responsabilità della perdita dei posti di lavoro nel settore dell’accoglienza per non avere partecipato ai bandi e avere avviato le procedure di ricorso, ma la situazione è radicalmente diversa.

Se infatti ICS avesse deciso di accettare le vessatorie condizioni imposte dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura, i licenziamenti sarebbero già avvenuti da mesi e in misura molto superiore, attestandosi ad almeno 120 unità. Inoltre l’intero sistema dell’accoglienza diffusa sarebbe cessato, con ulteriori gravi conseguenze a catena (chiusura strutture, fine dei corsi di formazione, etc). Solo la determinazione di ICS ha fatto sì che ad oggi la quasi totalità dei lavoratori sono ancora in piena occupazione, il sistema di accoglienza interamente operativo e lo scenario della crisi occupazionale una eventualità molto concreta, ma ancora una eventualità.

Le parole del sig. Roberti evidenziano dunque un disprezzo verso i lavoratori italiani e sono un insulto all’intelligenza dei cittadini. L’amministrazione regionale di cui il Roberti è esponente non è soggetto neutro, ma pienamente co-responsabile dell’attuale crisi occupazionale in ragione della scelta di eliminare ogni intervento regionale a sostegno dell’accoglienza e dell’integrazione sociale dei rifugiati.