Dopo Macerata, Trieste?

Un esponente politico della Lega Nord ha ieri terrorizzato l’intera città di Macerata sparando, con l’intenzione di uccidere, su cittadini di colore. Si tratta di un episodio che, insieme a molti altri che stanno avvenendo su tutto il territorio nazionale, nasce da una cultura politica che sta minando alla radice l’ordinamento democratico. In tal senso, giustamente, lo scrittore e giornalista Roberto Saviano ha parlato della Lega Nord quale “mandante morale”.

Partiti politici estremisti quali la Lega Nord, Fratelli d’Italia, Forza Nuova, insieme a una galassia di gruppi neofascisti, hanno ottenuto in tutta Italia immense fortune politiche costruendo campagne d’odio e di intolleranza, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo disprezzo verso tutti coloro che vivono la solidarietà come valore fondante del proprio operato sociale.

Quanto avvenuto a Macerata si può quindi facilmente ripetere in ogni città. Anche a Trieste, dove i partiti estremisti hanno occupato larga parte della vita pubblica locale, determinando un arretramento sociale e culturale che non ha paragoni negli ultimi 50 anni. Posizioni politiche contrarie ai principi costituzionali, che al grido di “prima gli italiani” vorrebbero costruire una differenza di trattamento tra le persone, nonchè discutibili ed ossessive iniziative costruite sulla difesa della “sicurezza” e del “decoro” urbano, possono costituire la base di derive violente, anche se all’inizio la deriva può essere poco visibile.

È necessario che la città ritrovi quanto prima una nuova coesione sociale e riprenda la propria tradizione di città plurale, tollerante e aperta al cambiamento e alla convivenza di culture, lingue e religioni o sarà destinata a un rapido declino.

Per le vittime del terrorismo in Afghanistan e nel mondo

ICS-Ufficio Rifugiati dà notizia e sostiene la manifestazione che si terrà venerdì 2 febbraio a Trieste per commemorare le vittime degli attentati di Kabul e Jalalabad degli ultimi giorni, dove hanno perso la vita oltre cento persone, e tutte le vittime di ogni forma di terrorismo.

L’iniziativa è promossa da liberi cittadini afghani residenti a Trieste e da richiedenti asilo e rifugiati in accoglienza sul nostro territorio.

Il ritrovo è previsto alle ore 17:30 con inizio alle 18:00 in piazza Verdi (Trieste). L’invito è aperto a tutta la cittadinanza.

Pagina facebook dell’evento

Un rap per Kabul

Vi invitiamo a partecipare all’evento “Un rap per Kabul”, che si terrà alla Casa della Musica (via dei Capitelli 3, Trieste) il prossimo 15 novembre alle ore 18.30. Il gruppo rap Ekhtelaf, composto da rifugiati afghani, presenta il nuovo singolo e videoclip girato a Trieste dal titolo “Kabul”. Segue incontro e dibattito con gli autori.

COMUNICATO STAMPA

Gli Ekhtelaf, gruppo rap di rifugiati afghani residenti a Trieste, pubblicano il videoclip del nuovo singolo dal titolo “Kabul” sottotitolato in italiano. Il pezzo, uscito all’inizio dell’estate non sottotitolato, ha avuto una buona diffusione sui portali di condivisione musicale più utilizzati in Medio Oriente e tra i rifugiati in Europa (come 20 Rap in Iran e Radio Faryad nei paesi scandinavi).

Questi giovani ragazzi, che hanno ottenuto in Italia lo status di rifugiati politici lo scorso anno, si considerano un movimento piuttosto che una band. Il loro percorso musicale inizia nel 2014, quando ancora i componenti del gruppo, appena giunti in Italia, si trovavano nella condizione di richiedenti asilo. Esce in quell’estate il singolo “Bazicheh”, con il sostegno del Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) – Ufficio Rifugiati e in collaborazione con il team di produzione di audiovisivi Little Paris Production. Per il nuovo video “Kabul” si rinnova il sostegno dato da ICS e la collaborazione con Little Paris Production, a cui si aggiunge il contributo del circolo ARCI di Budoia.

Il sostegno di ICS persegue i principi cardine dell’organizzazione, nel tutelare e sostenere i percorsi dei richiedenti asilo e rifugiati non solo nei loro aspetti formali-amministrativi: il percorso di Ekhtelaf mostra la volontà di impiegare i mezzi di comunicazione e la libertà di espressione e che il paese ospitante offre loro, per recuperare un ruolo sociale attivo sia qui in Italia che in Afghanistan. Questa risorsa creativa consente loro di combattere contro un destino che costringe molti rifugiati a una duplice assenza: il non vedersi riconosciuta piena cittadinanza in Europa; l’aver perso il diritto a considerarsi membro attivo nella propria società di origine. Proprio sulla possibilità di rivendicare questo duplice ruolo si gioca invece la scelta d’impegno artistico e sociale di Ekhtelaf.

La parola Ekhtelaf in persiano significa differenza ed è stata scelta come nome del gruppo per porre l’accento sul potenziale valore positivo e costruttivo della diversità, che caratterizza fortemente la composizione etnica della popolazione afghana oltre che, nello specifico, la composizione del gruppo musicale: Faryad è di origine tagika, Habib è un hazara mentre Qadir è pashtun.
Nei loro testi si auspica un Afghanistan unito nella fratellanza tra i popoli che lo compongono, una fratellanza suggellata dallo spirito religioso comune, che nulla ha a che vedere con i movimenti estremisti o le pratiche retrive che riempiono quotidianamente le pagine dei giornali e che hanno portato allo sfacelo il Paese e, in particolare, la città di Kabul. Per gli Ekhtelaf – anzi – la condizione di divisione e contrasto tra i gruppi etnici, le violenze e la paura non sono endemici, ma parte di una strategia che vuole indebolire la coscienza collettiva per favorire gli interessi di un gruppo ristretto di persone.

Il rap “Kabul” è ispirato ad una canzone tradizionale omonima, resa celebre negli anni ’70 dal cantante afghano Amir Mohammad, che nel testo rimpiange lo splendore passato della città. Parti di questa canzone cantate da Qadir inframezzano i rap di Habib e Faryad che, senza mezzi termini, gridano il proprio dissenso per le attuali condizioni sociali e politiche, citando una serie di efferati eventi di cronaca che hanno insanguinato la città. Tra questi forse il più clamoroso è l’assassinio di Farkhunda Malikzada (19/03/2015), giovane insegnante di religione, linciata pubblicamente perché accusata ingiustamente da un mullah di aver bruciato il Corano. Viene citato inoltre il terribile attentato avvenuto a Kabul il 23 luglio 2016, dove un kamikaze causò la morte di 80 persone e il ferimento di 230, per lo più di etnia hazara, che stavano manifestando pacificamente per i propri diritti nelle strade di Kabul.

Il sound è una miscela di beat elettronico e strumenti tradizionali, con una particolare attenzione – già emersa nel precedente singolo “Bazicheh” – all’utilizzo di strumenti poco diffusi in Europa quali il saz o l’oud, i cui suoni vogliono condurci direttamente nelle case e nelle polverose strade di Kabul.

Silos di Trieste, ICS: «soluzione è creare struttura “di transito” e velocizzare trasferimenti»

In riferimento all’articolo pubblicato sull’edizione odierna del quotidiano “Il Piccolo” intitolato «La minaccia del gelo sui disperati del Silos», ICS precisa quanto segue:

proprio questa mattina era stata programmata ed è avvenuta la partenza da Trieste di un pullman con i migranti che alloggiavano al Silos per un trasferimento in un’altra città. Il problema è pertanto – al momento – risolto. Sarebbe opportuno che la stampa locale si interrogasse sull’origine di simili problemi, destinati a ripetersi nella misura in cui non vengono fornite soluzioni, che non possono essere trovate nell’ulteriore ampliamento del sistema di accoglienza locale: Trieste infatti, per la sua posizione geografica, è da sempre luogo di arrivo di vie di fuga per molti rifugiati e – se la maggior parte degli stessi trova immediata accoglienza in città – il numero degli arrivi, a volte repentini, va affrontato predisponendo una struttura “di transito”, che apra solamente per i pochi giorni in cui il sistema cittadino non ha posti sufficienti in accoglienza, ovvero per il tempo nel quale sia organizzato il trasferimento.

Il motivo principale per cui tale struttura non si riesce a trovare è il clima di totale ostilità che circonda il mondo dell’accoglienza, e che rende il nostro lavoro sempre più difficile: negli ultimi anni, ogniqualvolta si è aperta una struttura di questo tipo, le proteste di alcune forze politiche e di una parte della cittadinanza, piccola ma molto aggressiva, hanno impedito che si trovassero soluzioni adeguate e rapide.

Fino a quando una struttura adatta allo scopo non verrà trovata e i trasferimenti non verranno effettuati con regolarità e tempestività – purtroppo – la situazione al silos non potrà dirsi del tutto risolta nonostante l’impegno quotidiano di ICS e Caritas.

Presentazione di “Cronache di ordinario razzismo. Quarto Libro bianco sul razzismo in Italia”

L’ASSOCIAZIONE TINA MODOTTI
in collaborazione con il Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus

INVITA ALLA PRESENTAZIONE DEL
Libro bianco sul razzismo

con Serena Chiodo (Associazione Lunaria) e Annamaria Rivera (antropologa, giornalista, militante antirazzista)

Venerdì 10 novembre 2017 alle ore 19.30

Sede dell’Associazione c/o Casa del Popolo
Via Ponziana 14 – 1° piano – Trieste

Interverranno Gianfranco Schiavone e Gianluca Nigro (ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà).

A distanza di tre anni dalla precedente edizione, con il Quarto Libro bianco l’Associazione Lunaria  offre un’analisi del razzismo, della sua diffusione e sdoganamento all’intera società, dalle istituzioni ai media, alla vita quotidiana. Il nuovo razzismo è ordinario, legittimato e persino ostentato. Le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.