Torneo di cricket a Muggia

Sabato 26 e domenica 27 agosto si terrà a Muggia il primo torneo di cricket auto-organizzato dalla comunità dei rifugiati residenti nella provincia di Trieste. Le dieci squadre del torneo, formate dagli ospiti seguiti dal Consorzio Italiano di Solidarietà, si sfideranno nel corso delle due giornate nello Stadio Comunale di Muggia “Paolo Zaccaria”.

Le partite si terranno in entrambe le giornate dalle ore 9 alle ore 21, e saranno un’occasione unica per conoscere la cultura dei paesi di provenienza di molti rifugiati che vivono nella provincia di Trieste: oltre al cricket, che sarà possibile giocare personalmente in uno stand aperto a tutti i curiosi, si potrà assaggiare cibo afghano e pachistano e ascoltare la musica di questi paesi. Ci sarà inoltre un laboratorio dedicato alla costruzione di aquiloni, rivolto a grandi e piccini.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla disponibilità ed all’apertura dimostrata dalla Giunta Comunale di Muggia.
“Abbiamo ritenuto fosse una proposta da sostenere ed una bella esperienza da condividere, anche in funzione che questo sport da noi è molto poco conosciuto e ancor meno praticato – afferma Tullio Bellen, Assessore allo Sport e Cultura –. “È stato dato il Patrocinio e la Collaborazione consentendo così di poter svolgere il torneo nell’impianto richiesto. Guai se lo sport non fosse uno strumento di solidarietà, di condivisione e convivialità” – ci tiene a sottolineare l’Assessore –. “È questa certamente un’occasione per fare nuove conoscenze ed arricchire il nostro bagaglio culturale”.

Oltre all’interessante occasione di confronto interculturale, infine, si presenta un’altra opportunità per la città: “questo torneo contribuisce a diffondere uno sport non ancora diffuso in Italia – osserva Gianfranco Schiavone, presidente dell’ICS –. Tra i partecipanti ci sono anche persone che lo praticavano a livello agonistico, perciò ci rivolgiamo anche alle società sportive interessate a far nascere qualcosa di nuovo”.

La cittadinanza è vivamente invitata a partecipare.

Cinema estivo di Casa Malala

Un cinema al confine di Fernetti? Sì, proprio un cinema all’aperto vogliamo aprire a cento metri dal confine nazionale con la Slovenia, nell’ottica di un incontro multiculturale e internazionale per i residenti di Fernetti, Trieste e città vicine di ogni nazionalità e appartenenza.

A partire dal 30 Luglio, per quattro settimane, a Casa Malala (località Fernetti 16), struttura di accoglienza di richiedenti asilo, partirà la rassegna cinematografica dal titolo “Sun Cinema Casa Malala”.

Un film a settimana aprirà le porte del centro d’accoglienza a tutti i cittadini residenti e non. Visioni e street food internazionale per guardare tutti assieme “film dell’altro mondo” o “film fine del mondo” all’interno del giardino di Casa Malala. L’ingresso è libero.

Il gruppo del laboratorio musicale tenuto dal fisarmonicista sloveno ALEXANDER IPAVEC aprirà la prima serata di spettacolo, DOMENICA 30 LUGLIO a partire dalle ore 20, insieme al film “Zoran, il mio nipote scemo” di Matteo Oleotto, Italia/Slovenia 2013.

Casa Malala sarà ben lieta di accogliere tutte quelle persone che vorranno partecipare per un momento d’intrattenimento e convivialità internazionale.

Inaugurazione ciclofficina

Parte la ciclofficina di ICS! Giovedì 27 luglio alle ore 18, in Viale XX Settembre 104, verrà presentato il corso gratuito “Recupero, uso e manutenzione della bici” che inizierà a fine agosto. Un occasione di incontro dove poter imparare a sistemare la propria bici in una modalità collaborativa e partecipata.

Cos’è? Si tratta di un corso di recupero, manutenzione e uso della bicicletta. Avete una vecchia bici da sistemare e/o volete imparare come farlo? Questa è l’occasione giusta!

A chi è rivolto? La ciclofficina è aperta alle persone di tutte le età.

Quanto costa? L’attività è interamente gratuita.

Dove? Nel centro diurno della struttura di accoglienza di Viale XX Settembre 104 (angolo via Bonomo).

Quando? L’inaugurazione della ciclofficina si terrà giovedì 27 luglio alle ore 18, mentre il corso partirà verso la fine di agosto.

Info e iscrizioni: attivita@icsufficiorifugiati.org

Migrazioni tra mare, polemiche e umanità

Giovedì 20 luglio ore 21, al Parco di San Giovanni di Trieste, si terrà un interessante incontro con Loris De Filippi, Presidente di Medici Senza Frontiere Italia e Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale.

Più di 60 milioni di persone nel mondo fuggono da guerre, violenze o povertà. Non sono criminali ma uomini, donne e bambini che hanno bisogno di cure mediche, sostegno psicologico e protezione. Per questo motivo, per il terzo anno consecutivo, MSF è impegnata in operazioni di ricerca, soccorso e assistenza medica nel Mediterraneo centrale. Il fatale tratto di mare tra Libia e Italia resta l’unica via per migliaia di persone che cercano di raggiungere le coste europee, rimanendo anche nel 2016 la rotta migratoria più battuta. MSF vuole riportare al centro del dibattito l’umanità dimenticata, chiedendo ai governi e alla comunità internazionale di affrontare il tema della migrazione non più come un problema di sicurezza ma come un’urgente questione umanitaria.
Durante la serata – tramite visori 3D di ultima generazione che permettono di vivere un’esperienza a 360 gradi – sarà possibile immergersi nelle drammatiche condizioni di chi è costretto a fuggire e a compiere gli estenuanti viaggi via terra e via mare che dalla Siria portano in Grecia e lungo i Balcani, o è costretto a vivere nelle baracche fatiscenti dei campi profughi del Sud Sudan.

Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico umanitaria indipendente al mondo creata da medici e giornalisti nel 1971. Oggi MSF fornisce soccorso in quasi 70 paesi a popolazioni la cui sopravvivenza è minacciata da violenze o catastrofi dovute principalmente a guerre, epidemie, malnutrizione, esclusione dall’assistenza sanitaria o disastri naturali. Nel 1999 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace.
www.msf.it

LORIS DE FILIPPI Infermiere urgentista e presidente di Medici Senza Frontiere Italia. Negli ultimi vent’anni, ha partecipato a numerosi programmi di assistenza umanitaria, in situazioni di guerra, catastrofi naturali, campi profughi e violenza urbana in Paesi quali Siria, Mauritania, Repubblica Centrafricana e Ucraina. E’ stato responsabile dei progetti sui migranti in Italia dal 2002 al 2005. Ha coordinato interventi d’urgenza di particolare complessità, tra i quali lo tsunami del 2005 in Indonesia e il terremoto di Haiti del 2010. Nel 2015 ha lavorato a bordo di una delle navi di MSF per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo come coordinatore delle attività mediche. È da poco rientrato da Mosul (Iraq), dove era coordinatore dell’emergenza.

ANNALISA CAMILLI lavora a Internazionale dal 2007. Ha lavorato a Rainews24 e Associated Press. È laureata in filosofia politica.

Appello: verità e giustizia per Ibrahim

Condividiamo l’appello di “Je so’ pazzo”:

Ibrahim Manneh aveva 24 anni, era nato in Costa d’Avorio, era cresciuto in Gambia e da anni viveva qui a Napoli. Ibrahim è morto nella notte tra il 9 e il 10 Luglio di malasanità e di razzismo. I suoi amici, i suoi familiari, i suoi compagni, non sanno ancora come sia stato possibile morire così. Eppure, ciò che ha ucciso Ibrahim non è frutto del caso: il semplice racconto delle sue ultime 24 ore di vita è esemplare dello stato attuale di questo Paese, del clima di odio e di indifferenza all’interno del quale vogliono gettarci,  di un sistema ingiusto e spietato dove i diritti più elementari vengono negati.

Scriviamo questo appello per mandare un messaggio chiaro: non possiamo far finta di niente, riteniamo sia doveroso far emergere tutta la verità sulle ultime ore di vita di Ibrahim e che venga fatta giustizia perché quanto successo non accada più.

Ibrahim se n’è andato tra sofferenze indicibili. Il suo calvario è iniziato la mattina del  9 luglio, quando ha cominciato ad accusare forti dolori addominali e si è recato all’ospedale Loreto Mare, che lo ha rimandato a casa dopo un’iniezione senza visitarlo con adeguata attenzione . Immediatamente dopo le condizioni di Ibrahim sono peggiorate,  e ha incontrato solo altri ostacoli; l’ostilità del tassista a cui ha chiesto di essere accompagnato nuovamente in ospedale e da cui si è sentito rispondere un no secco. Per trasportarlo, dicevano, c’era bisogno di un fantomatico “permesso della polizia”, solo perché Ibrahim era nero. L’attesa interminabile delle ambulanze del 118 e della guardia medica che non sono mai giunte. L’omissione di soccorso delle forze dell’ordine che davanti alle richieste di aiuto non hanno battuto ciglio tirando diritto con indifferenza. Ibrahim è morto subito dopo essere arrivato finalmente in ospedale dopo essere stato portato in spalla dai suoi amici fino alla guardia medica, dopo un’attesa interminabile in condizioni critiche. Da quel momento suo fratello e gli amici non hanno ricevuto informazioni per quasi 10 ore. I medici si sono rifiutati di parlargli.

Il diritto alla salute, in questo paese, è sempre più un miraggio per una fascia di popolazione in costante aumento, quella più povera e bisognosa che non riesce a permettersi cure adeguate. Ibrahim, senza ombra di dubbio alcuno, è stato vittima di malasanità ma anche e soprattutto del razzismo più subdolo e invisibile di questa società, quello che si esercita tra le file della burocrazia e degli uffici pubblici. Perché era nero, povero, senza qualcuno che potesse garantire, intercedere, per lui.  Ibrahim rischia ancora, da morto, di essere nuovamente vittima di un’ingiustizia, del tentativo di insabbiare la verità.

Ibrahim non aveva santi in paradiso, la sua storia non fa gola, e anzi rischia di mettere in pericolo, di gettare ombre su ruoli di responsabilità e dirigenza. È difficile, ma dobbiamo provarci. Non solo perché lo dobbiamo a lui e ai suoi cari, ma perché dobbiamo avere la pretesa che il destino che gli è toccato non colpisca più nessuno. Per farlo abbiamo bisogno di voi: della parte della società più integra e sana, quella che ancora non si sente assuefatta al generale clima di sfiducia e depressione del paese, che ha a cuore la verità, che cerca di restare umana.

Chiediamo di sottoscrivere questo testo, di diffonderlo, di schierarvi. Chiediamo con forza che la storia di Ibra non venga dimenticata, che le Istituzioni preposte si preoccupino di fare emergere la dinamica in cui Ibrahim se n’è andato, le responsabilità, le mancanze. Non è un paese civile quello che accetta che razzismo e malasanità possano mietere vittime impunemente.

VERITA’ E GIUSTIZIA PER IBRAHIM!

“Musiche dal Mondo” al Castello di San Giusto

Domenica 16 luglio alle ore 11.00 al Castello di San Giusto di Trieste si terrà l’evento:

“Musiche dal Mondo”, con il Quartetto Chagall
e il violinista curdo Mustaf Saleem, richiedente protezione internazionale accolto da ICS nell’ambito del programma di accoglienza attivato con la Prefettura di Trieste.

L’evento è organizzato dall’associazione culturale “Arte e Musica”.