Report Casa Malala: la prima accoglienza alla prova dei grandi numeri

Nella mattinata del 10 dicembre è stato presentato, dal Consorzio Italiano di Solidarietà e dalla Fondazione Caritas Trieste, il report statistico “Accoglienza, non emergenza. Casa Malala ovvero la prima accoglienza alla prova dei grandi numeri”.

Don Amodeo della Fondazione Caritas spiega il senso del report: “Stiamo gestendo questa struttura in una RTI insieme al Consorzio Italiano di Solidarietà da quando è stata aperta, nel 2016. Ci sembrava opportuno pubblicare i dati relativi alla sua gestione, per spiegare bene la complessa situazione che potrebbe ora cambiare”. È infatti stato aperto dalla Prefettura un bando per la gestione della struttura, a cui partecipano quattro diverse realtà.

“Abbiamo dovuto gestire nell’ultimo anno numeri elevati – puntualizza il presidente dell’ICS Gianfranco Schiavone –. Al tempo stesso i trasferimenti verso altre città sono andati aumentando nel corso del 2019, andando di pari passo con gli arrivi. Si tratta insomma di una struttura che gestisce grandi numeri: come farlo senza discostarci dall’approccio del resto del sistema triestino?”.

La situazione, come si diceva, è complessa: “A causa della turnazione – continua Schiavone – la presenza mediana nella struttura è andata diminuendo, calando da un paio di mesi a un paio di settimane, arrivando a circa cinque giorni nel periodo estivo. Questo incide sul lavoro: se si vuole mantenere la qualità dell’approccio, bisogna fare in pochi giorni il lavoro di mesi (che include colloqui in cui fornire informazioni sui loro diritti e doveri, su cosa succederà loro e sul perché saranno trasferiti). Bisogna registrare che, nonostante questa situazione complessa, non si sono provocate tensioni, fughe e rivolte; la situazione è tranquilla, grazie alla professionalità di mediatori e operatori”.

“Una certa politica – osserva Schiavone – vorrebbe questi centri il più possibile chiusi, il che creerebbe ulteriori tensioni sociali. L’esperienza di Casa Malala insegna invece che la gestione è molto più efficace se c’è apertura, se gli orari del centro sono flessibili e se ogni accolto ha la possibilità di interfacciarsi con operatori e mediatori. Questo significa impiegare risorse e personale adeguati: ma questo non è previsto dal Ministero, che nel capitolato di spesa prevede scenari inquietanti, con ad esempio un solo operatore notturno per oltre cento accolti. Il centro sarebbe, insomma, abbandonato a se stesso”.

Si può scaricare il report cliccando qui

Violenza efferata e sistematica contro i migranti in Croazia

Il ferimento grave di un migrante in Croazia, al quale la polizia ha sparato nell’ambito dei cosiddetti controlli anti-immigrazione, è un gesto di barbarie inaudito di cui la Repubblica di Croazia deve rispondere a livello europeo. La vicenda non è in alcun modo un fatto isolato poiché si susseguono da mesi, ininterrottamente, rapporti internazionali che accusano la Croazia di usare violenze efferate e torture verso i migranti in fuga nella rotta balcanica: dal rapporto di Amnesty International di marzo 2018 fino al più recente di Human Rights Watch, passando per decine e decine di rapporti meno noti ma non meno autorevoli. Molti di questi indicavano che la polizia croata usa armi da fuoco contro i migranti, il tragico episodio di Fiume ora lo conferma. La Crozia ha sempre smentito le accuse che ha ricevuto con affermazioni tanto vaghe quanto prive di alcun elemento di credibilità.

La Croazia è Stato membro dell’Unione Europea e a breve entrerà persino nell’area Schengen, ma quanto sta avvenendo da mesi nei confronti dei migranti seviziati e respinti in Bosnia-Erzegovina è in totale contrasto con il diritto dell’Unione Europea e rappresenta una macchia gravissima sulla civiltà giuridica del continente. Dietro le sistematiche violenze in Croazia c’è però l’ambigua politica dell’Unione Europea stessa, che finanzia la Croazia affinché blocchi con ogni mezzo l’arrivo dei rifugiati e li tenga al di là dei confini esterni dell’UE, ovvero in Bosnia-Erzegovina, uno dei paesi più poveri e instabili del continente.

È indispensabile ma non sufficiente che venga avviata una inchiesta effettiva e indipendente su quanto accaduto, che porti all’accertamento dei fatti senza insabbiature e alla condanna dei colpevoli. Tuttavia questo non basta: non è infatti più prorogabile una immediata inversione di rotta delle scelte politiche fin qui perseguite, che porti alla cessazione delle violenze verso i migranti in Croazia e alla realizzazione di piani europei di reinsediamento dei rifugiati bloccati appena pochi chilometri al di fuori del confine esterno dell’Unione europea.

Non è una tragica fatalità

La morte per stenti del giovane rifugiato siriano, avvenuta in Slovenia lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, non è un singolo fatto tragico segnato dalla casualità, bensì la manifestazione di una situazione drammatica che riguarda le migliaia di persone – uomini, donne e bambini – in fuga lungo la via terrestre dei Balcani. Quella morte sarebbe potuta avvenire a Trieste o in altri punti della rotta, e si aggiunge ad altre morti già avvenute.

Da tempo ICS evidenzia – rimanendo però inascoltata – le serie condizioni psico-fisiche nelle quali coloro che hanno percorso la rotta balcanica arrivano a Trieste. Si tratta di persone stremate da viaggi compiuti in condizioni estreme, ferite nel corpo e nella psiche dalle violenze subite dalle diverse forze di polizia dell’area balcanica (da quella croata in particolare), rispetto alle cui inaudite responsabilità sono innumerevoli oramai i rapporti internazionali di condanna, rimasti anch’essi finora del tutto ignorati.

Solo la generale giovane età e il buon stato di salute dei migranti hanno finora evitato che anche sulle strade di Trieste o del Carso, magari di notte, vengano recuperati dei cadaveri. L’emergenza umanitaria in atto, con l’inverno alle porte, richiederebbe attenzione da parte della cittadinanza e delle istituzioni, con l’organizzazione di interventi di monitoraggio e immediato intervento umanitario, specie nei confronti di coloro che per timore di avvicinarsi ai servizi o per una temporanea mancanza di posti (situazione che purtroppo a volte accade), non hanno un immediato accesso alle misure di accoglienza e cercano temporaneo riparo dove possono. Nulla di tutto ciò sta avvenendo.

In una città sempre più imbarbarita e violenta la discussione pubblica rimane dominata dall’ossessione dei respingimenti: ciò porta spesso le persone a nascondersi, a fare percorsi pericolosi e ad affidarsi alle rete criminali, che così alzano il prezzo dei loro servizi. Tutto ciò mentre le urla scomposte degli imprenditori dell’odio aizzano contro i migranti, adesso anche attraverso l’uso dei cani. Occorre invece un profondo cambiamento di atteggiamento e una rinnovata spinta verso un senso di umanità e di convivenza civile, prima che siano irrimediabilmente perduti. Affinché nessuno muoia sulla rotta balcanica, a Trieste o altrove.

Il Paese ha bisogno di cambiare pagina

Le parole pronunciate dal sig. Salvini questa mattina a Trieste, a seguito della tragica morte dei due agenti di Polizia Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, sono una indecorosa manifestazione compiuta da un politico in difficoltà, che tenta con ogni mezzo di strumentalizzare la tragedia avvenuta nella Questura di Trieste.

Si tratta di quanto di più lontano sia utile per la città in questo momento di lutto e di raccoglimento. Le proposte di Salvini, il quale vuole che i sospettati di qualunque reato – anche minore – vengano condotti in questura sempre ammanettati, sono inattuabili perché contrarie ai principi fondamentali dello Stato di diritto ed evidenziano, ancora una volta, la deriva autoritaria che l’interessato voleva imporre al Paese. ICS ricorda che, durante il triste periodo nel quale il sig. Salvini ha occupato il posto di Ministero dell’Interno, l’Italia ha accentuato il suo declino economico e sociale ed è rimasta del tutto isolata in Europa.

ICS esprime la sua vicinanza alle famiglie degli agenti uccisi e alla madre dell’omicida, che con tanta forza ha voluto manifestare il suo dolore.

Nessuna “emergenza”, da Roberti vacuo allarmismo

Le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sicurezza Roberti sulla sospensione di Schengen non meriterebbero una particolare attenzione, se non fosse che permettono di evidenziare con chiarezza, da un lato, l’inconsistenza delle proposte che vengono avanzate e, dall’altro, la loro pericolosità per la società italiana. Non c’è in regione e a Trieste alcuna emergenza, perché i pur numerosi arrivi di richiedenti asilo vengono gestiti ogni giorno con ordine e professionalità da parte di tutti i soggetti istituzionali e associativi coinvolti nel sistema dell’accoglienza diffusa, contro il quale Roberti si è scagliato innumerevoli volte. La maggiore disponibilità di posti nelle diverse aree del territorio nazionale ha fatto sì che, da alcuni mesi, sia stato possibile per la Prefettura e il nostro ente organizzare in maniera più efficace e veloce i trasferimenti in altre città italiane di quella parte dei rifugiati che non è possibile assorbire nel sistema locale, così che non si sono più verificate situazioni di mancanza di posti, ed è stato persino possibile chiudere alcune strutture più emergenziali come alcuni alberghi, obiettivo che l’ICS si prefiggeva da tempo.

Il vacuo allarmismo di Roberti, oltre che fuori luogo, è inoltre pericoloso nella misura in cui, dopo la boutade del muro invocato dal governatore Fedriga (che ha invero suscitato più ilarità che non scalpore) invoca ora, nell’Europa libera da frontiere interne, un’anacronistica e fumosa impermeabilizzazione delle frontiere e una sospensione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Quest’ultima misura avrebbe conseguenze devastanti sull’economia locale e sulla vita materiale e sociale degli abitanti di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, ostacolandone gli spostamenti e riportando così indietro l’orologio della Storia ai tempi della cortina di ferro.

Al via il progetto INSPIRE: nuove metodologie per l’alfabetizzazione italiana di minori e adulti stranieri

Avviato a giugno 2019, il progetto «INSPIRE – Innovazione SPerImentazione IntegRazionE» intende sperimentare, con minori e adulti stranieri presenti in Friuli Venezia Giulia e con maggiori fragilità e difficoltà di apprendimento, metodologie didattiche innovative per rendere ancora più efficace il percorso di alfabetizzazione, l’apprendimento della lingua italiana e l’acquisizione delle competenze civiche e sociali fondamentali per favorire l’integrazione socio culturale sul territorio regionale. Il progetto, cofinanziato dalla Unione Europea nell’ambito del “Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 (FAMI)” e valutato come migliore proposta progettuale su 41 progetti ammessi a finanziamento a livello nazionale, vede come capofila il CIVIFORM, insieme ad una rete di 9 soggetti partner (Fondazione Opera Sacra Famiglia, IRSSeS, Casa dell’Immacolata, HATTIVALAB, SLOVENSKI DIJASKI DOM SRECKO KOSOVEL, IRES FVG, ICS, ITACA e OIKOS), impegnati a vario titolo nelle attività di formazione, accoglienza e integrazione di minori e adulti migranti.

Il progetto nasce dalla necessità di facilitare, da un lato, il processo di integrazione di minori, per lo più senza sostegno parentale (i così detti Minori Stranieri Non Accompagnati MSNA), e dall’altra degli adulti stranieri migranti in Italia (Richiedenti Asilo Rifugiati RAR) che spesso evidenziano serie difficoltà nell’apprendimento della lingua dovute ad una scarsa, o inesistente, alfabetizzazione nel paese di origine o a problematicità collegate a vissuti traumatici. Per questo motivo il progetto intende sperimentare nuovi approcci metodologici volti ad attivare tutte le potenzialità ricettive dell’allievo/a attraverso l’esperienza multisensoriale offerta dall’utilizzo dell’audiovisivo (VAM) o dall’approccio della SUGGESTOPEDIA.

A tal fine, entro giugno 2021, il progetto intende formare sulle nuove metodologie didattiche individuate circa 140 operatori, tra educatori e docenti impegnati nell’accoglienza e integrazione di minori e adulti migranti, al fine di garantire approcci e strumenti didattici comuni per l’apprendimento della lingua italiana, per la formazione sulla sicurezza sul luogo di lavoro, sulle tematiche giuridiche collegate all’accoglienza di persone straniere. Saranno poi direttamente i formatori a sperimentare sul campo con circa 360 allievi/e, tra minori e adulti stranieri, le metodologie e gli strumenti didattici per l’alfabetizzazione linguistica e la formazione sulla sicurezza.

Tra gli obiettivi di INSPIRE, oltre alla sperimentazione didattica, anche la modellizzazione dei percorsi, di strumenti e materiali, di procedure di accoglienza linguistico-comportamentale per favorire non solo la diffusione delle buone prassi ma soprattutto l’adozione di approcci e standard comuni tra i diversi soggetti e attori coinvolti nella rete dell’accoglienza regionale.

Per maggiori informazioni

CIVIFORM Soc. Coop. Sociale / tel 0432 705811 / www.civiform.it

Coordinatore generale del progetto: Michela Castiglione / michela.castiglione@civiform.it

ICS ribatte alle accuse di Roberti

Le affermazioni dell’assessore regionale Pierpaolo Roberti, pubblicate oggi dal quotidiano Il Piccolo, sono inqualificabili. Roberti addossa infatti a ICS la responsabilità della perdita dei posti di lavoro nel settore dell’accoglienza per non avere partecipato ai bandi e avere avviato le procedure di ricorso, ma la situazione è radicalmente diversa.

Se infatti ICS avesse deciso di accettare le vessatorie condizioni imposte dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura, i licenziamenti sarebbero già avvenuti da mesi e in misura molto superiore, attestandosi ad almeno 120 unità. Inoltre l’intero sistema dell’accoglienza diffusa sarebbe cessato, con ulteriori gravi conseguenze a catena (chiusura strutture, fine dei corsi di formazione, etc). Solo la determinazione di ICS ha fatto sì che ad oggi la quasi totalità dei lavoratori sono ancora in piena occupazione, il sistema di accoglienza interamente operativo e lo scenario della crisi occupazionale una eventualità molto concreta, ma ancora una eventualità.

Le parole del sig. Roberti evidenziano dunque un disprezzo verso i lavoratori italiani e sono un insulto all’intelligenza dei cittadini. L’amministrazione regionale di cui il Roberti è esponente non è soggetto neutro, ma pienamente co-responsabile dell’attuale crisi occupazionale in ragione della scelta di eliminare ogni intervento regionale a sostegno dell’accoglienza e dell’integrazione sociale dei rifugiati.

Giornata Mondiale del Rifugiato 2019: gli eventi triestini

Il 20 giugno 1951 venne approvata la Convenzione sui Rifugiati da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per ricordare questo evento, dal 2001 ricorre, in questa data, la Giornata Mondiale del Rifugiato. Lo scopo dell’iniziativa è richiamare l’attenzione sul diritto d’asilo, garantito non solo da diritto internazionale ma anche dall’articolo 10 della Costituzione italiana.

Questo è il programma completo delle iniziative programmate a Trieste:

Giovedì 13/06 al Teatro dei Fabbri, dalle ore 20:00 in un unica serata

ICS in collaborazione con l’ass. culturale Tina Modotti presenta:

  • il film “Libre/Libero” Val Roia. Un pezzo di terra di 59 km diviso tra l’Italia e la Francia, l’ultima frontiera dopo Ventimiglia, un posto perso in mezzo alle Alpi Marittime che non appartiene del tutto a nessun paese. Una terra di transito, che si espande in quanto non ha un’identità chiara, ma è anche un luogo fermo, dove si svolge Libero, il film del documentarista francese Michel Toesca, fuori concorso al festival di Cannes del 2018. Titolo originale: Libre, Francia, 2018 Regia: Michel Toesca, Durata: 100′
  • il libro “Il passo della morte. Storie e immagini di passaggio lungo la frontiera tra Italia e Francia” Prefazione di Gianluca Paciucci, introduzione di Annamaria Rivera, Postfazione di Donatella Alfonso. Un affresco di storia lungo secoli transita per il Passo della Morte. Ventimiglia da questa parte, Mentone oltre la frontiera. Attraverso boschi e montagne si snoda il sentiero che conduce fino al pericoloso Passo. Da lì molti migranti, soprattutto africani, cercano oggi di lasciare l’Italia per raggiungere la Francia. A volte da soli. Altre guidati da esosi e pericolosi passeur. E talvolta, lassù, qualcuno muore. “Cosa sia una frontiera, quale ne sia lo spessore, il peso, l’odore, e quello di chi la attraversa; quali persone abbia salvato, quante ne abbia condannate, attraendo con le luci appena al di là e poi tradendo con rabbiosi dirupi che ingoiano corpi; quali miti e narrazioni si impiglino al filo invisibile o spinato che separa l’inseparabile, ovvero un paesaggio, una natura, che vivono di continuità e che solo l’incuria o l’amorevolezza dell’essere umano possono rendere differenti. Cosa sia una frontiera veniamo a saperlo con più forza dal prezioso libro che avete tra le mani”. (Gianluca Paciucci)

Dal 13/06 al 20/06 Open Day appartamenti e strutture ICS & Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin

In questo periodo alcune strutture e appartamenti di ICS Ufficio Rifugiati ONLUS e Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ONLUS saranno aperti alla cittadinanza curiosa di conoscere e incontrare i progetti d’accoglienza, i richiedenti asilo e i rifugiati:

• 13/06, dalle 9:30 alle 12:30, appartamento ICS di campo San Giacomo 15

(campanello ICS). Ad aspettarvi oltre al personale e agli accolti ci saranno biscotti, dolci, tè e succhi di frutta.

• 15/06, dalle 10:30 alle 15:00, Casa Steffé in località Bristie 20

(Sp1 da Prosecco a Sistiana, fermata del bus 44 prima di S.Croce)

Grazie al progetto SpaziAttivi di Arci Servizio Civile, la struttura della Fondazione Luchetta in cui opera lo Sprar di Sgonico apre ad un Laboratorio di Cittadinanza Partecipata sul tema integrazione e ospita una grande festa in nome del gioco, della musica, e della convivenza pacifica.

Programma della giornata:

10.30 – Animazione per bambini a cura di Ernesto Animazione

11.00 – Presentazione del progetto SPRAR di Sgonico + Focus

sull’evoluzione del sistema di accoglienza in Italia

13.00 – Pranzo Interculturale

14.00 – Laboratorio di Capoeira a cura di @CapoeiraRiomarTrieste

15.00 – Musica dal Mondo a cura di Gabriele Grieco

• 19/06 – dalle 16:00 alle 18:00 struttura collettiva di via Gozzi 4, ingresso piano strada.

Ad aspettarvi oltre al personale e agli accolti ci saranno té e biscotti.

20/06 FLASHMOB “Silenzio”

  • Quest’anno, nel consueto giorno dedicato alla figura e alla condizione dei rifugiati di tutto il mondo, vogliamo invitare a riflettere sulla condizioni in cui il diritto d’asilo sta per essere gettato se la politica nazionale ed europea non imprimerà una svolta di principio. In Italia le condizioni di lavoro per chi da anni si è speso per la tutela di richiedenti asilo e rifugiati – e parallelamente, non con meno impegno, ha fornito un servizio sociale per conto dello Stato e per la cittadinanza – stanno per cambiare drasticamente in peggio, con meno integrazione per i beneficiari e meno posti di lavoro per tutti. Per questo il 20/06 abbiamo optato per celebrare un minuto di silenzio: un minuto di sospensione per le migliaia di vite sospese su di un filo (spinato) o sulla linea di galleggiamento del mare, ma un minuto di silenzio anche per tutte le colleghe e i colleghi che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro. Un minuto di silenzio perché oggi in questo esatto momento, in questo paese, in questa Europa, dire #IOSTOCONLACCOGLIENZA sembra un delitto e un’offesa per gli altri. Per chi crede nel lavoro che facciamo, nel diritto d’asilo, nell’accoglienza a condizioni degne, l’invito a prendere parte al flashmob è open borders, senza frontiere. Per partecipare scrivi a: attivita@icsufficiorifugiati.org, riceverei le informazioni necessarie.

23/06 dalle 17:00 alle 23:00 al Giardino di via San Michele:

Festa progetto “Spazi Attivi” e commemorazione Giornata Mondiale del Rifugiato

  • ICS vi aspetta insieme ad ARCI Servizio Civile per ricordare in festa la Giornata Mondiale del rifugiato e la fine del progetto “Spazi Attivi”, che ha visto come parte integrante l’open day di Bristie e un laboratorio di cittadinanza, di cui verrà presentato il prodotto finale.

25/06 ore 21:00 al Lunatico festival

Spettacolo teatrale “TRACCE – acquerelli di umanità varie”

  • ICS in collaborazione con eTielleZeta, nell’ambito del Lunatico Fetsival presenta: “TRACCE – acquarelli di umanità varie” (liberamente ispirato a “Voci Rimosse – I profughi di Eidomeni” di Alberto Flego) Regia di Sara Galiza/Lorenzo Zuffi. Dal laboratorio teatrale “I Rinnegati” ne deriva la restituzione dal titolo “Tracce”. Una riflessione sulle tracce visibili che lasciamo nel mondo che ci circonda, come interagiamo con esso, come questo ci modifica. Le tracce sono anche le azioni che non facciamo, laddove non interveniamo per cambiare lo stato delle cose. Come ci segnano le tracce che gli altri lasciano? Non solo, le tracce sono anche quelle invisibili, quelle che non ci accorgiamo di lasciare, convinti che nulla di ciò che facciamo rimanga e che la nostra traccia non conti. Perché risvegliarsi dall’indifferenza? Quando ricordarsi di essere umani? Come riascoltare ciò che avviene nel mondo? Questo lavoro nasce dalle tracce/storie lasciate dai corsisti durante lo svolgimento del laboratorio e prende ispirazione dal testo “Voci Rimosse – I profughi di Eidomeni” e dalla versione teatrale “I Rinnegati” di Alberto Flego.

Il sistema dell’accoglienza a Trieste: report statistico 2018

Nella mattina del 7 giugno 2019 è stato presentato, nella sede della Caritas di via di Cavana 16, il report statistico dell’accoglienza a Trieste dell’anno 2018.

«Questo report è per noi un appuntamento annuale», afferma don Amodeo della Caritas, realtà che ha curato il report insieme agli altri enti gestori dell’accoglienza (ICS, Lybra, Duemilauno) e con il contributo grafico de La Collina.

«Lo facciamo per lavorare in trasparenza, quelli che presentiamo sono i dati ufficiali e condivisi con la Prefettura», continua don Amodeo. «Al momento questa città, relativamente alla presenza di rifugiati, non ha problemi di ordine pubblico. Trieste è un modello civile e pacifico di convivenza, con appartamenti dislocati in tutta la città che permettono il contatto degli accolti col resto della cittadinanza».

A esporre i contenuti del report è Gianfranco Schiavone, presidente di ICS: «Il primo dato rilevante è che abbiamo sempre più persone di quanti sono i posti disponibili in accoglienza. Ciò è dovuto al forte aumento di arrivi verificati nel corso del 2018, confermati nei primi mesi del 2019». Se un amento c’è, però, «non siamo in una situazione emergenziale». Per questo motivo «non vogliamo aumentare i posti “ordinari” dell’accoglienza, anche perché non si riuscirebbe a garantire l’inclusione sociale degli accolti. C’è invece bisogno di un’attenzione maggiore per garantire la prima accoglienza e i trasferimenti verso altre città meno esposte agli arrivi».

Il report testimonia, continua Schiavone, che abbiamo una popolazione di richiedenti asilo e rifugiati giovane e composta per un terzo da nuclei familiari: «è un’enorme ricchezza sociale, specie per un Paese che invecchia rapidamente e nel quale la forbice tra popolazione attiva e non attiva sta diventando drammatica».

Dal report risulta anche che numero degli appartamenti quasi coincide con quello dei proprietari: «niente palazzinari insomma, e i prezzi degli affitti sono quelli ordinari di mercato». Per quanto riguarda l’integrazione e la formazione degli accolti, il report si occupa anche del numero elevatissimo di corsi di italiano, corsi di formazione, tirocinii attivati ed enti coinvolti. «Si tratta di risorse economiche che vanno al territorio, a enti che non sono Caritas e ICS», osserva Schiavone.

Dove vanno a finire i soldi, in sintesi? A Trieste. Ma «lo scenario che si potrebbe profilare a seguito delle scelte non lungimiranti dell’attuale governo sono – afferma Schiavone – inquietanti»: «i tagli sono netti e insensati. Dove mettiamo le persone? Chi le seguirà? La politica non dà risposte e dà invece informazioni demagogighe. In tal modo non ci sarà un risparmio ma si creerà disagio, perché le persone non spariranno nel nulla e continueranno a esserci».

Un dato particolarmente grave è l’annullamento, con il nuovo bando, di tutte le attività di integrazione sociale e di formazione. Il risultato è che si avranno «centri-pollaio, possibilmente di enormi dimensioni, dove “parcheggiare” le persone, producendo tensione sociale». Le conseguenze saranno gravi anche a livello occupazionale: «sono 278 i dipendenti che rischiano il posto di lavoro, la gran parte dei quali (241) hanno contratti a tempo indeterminato». Schiavone precisa, a scanso di equivoci, che se la richiesta è di fare i «guardiani del pollaio», snaturando completamente la natura dell’accoglienza, «non saremo noi a farlo».

L’associazione dei medici volontari Don Kisciotte ha invece curato la parte relativa alla salute della prima accoglienza: «la tabella rappresenta l’esito delle visite che abbiamo eseguito al centro di prima accoglienza Casa Malala», afferma Andrea Collareta. «Il tipo di disturbo è quello caratteristico di una popolazione che ha avuto un periodo recente in cui è stato sottoposto a stress fisico e psichico. Non si registrano rilevanti patologie infettive. In sostanza si tratta di persone in salute».

«Si registrano però – aggiunge Schiavone – molti casi di violenza subita nel viaggio. Si tratta di persone ferite, anche da arma da fuoco, anche minori. Le violenze si verificano soprattutto in Croazia al confine con la Bosnia Erzegovina, e sono compiute sia dalla polizia che dalle bande, come testimonia anche un recente rapporto curato da Amnesty International. Trieste è il primo luogo sicuro nel quale queste persone arrivano».

È possibile leggere e scaricare il report integrale cliccando qui