Covid-19: esclusi centinaia di medici e infermieri stranieri dai concorsi

Inspiegabile, c’è carenza di personale sanitario. Si applichi la norma che prevede l’assunzione anche di coloro che hanno un regolare permesso di soggiorno.

Da settimane le autorità sanitarie denunciano la carenza di medici e infermieri che sarebbe necessario assumere per rispondere all’emergenza COVID.

Non ultime le dichiarazioni dell’assessore della regione Lombardia, Giulio Gallera, e del presidente della commissione regionale Sanità del Piemonte, Alessandro Stecco,  che hanno chiesto aiuto alle ONG, agli specializzandi e ai medici in pensione1.

Eppure da marzo 2020 grazie all’art. 13 del “Decreto Cura Italia”, convertito in Legge n. 27/2020, possono essere assunti “alle dipendenze della pubblica amministrazione per l’esercizio di professioni sanitarie e per la qualifica di operatore socio-sanitario… tutti i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea, titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare, fermo ogni altro limite di legge”.

Inspiegabilmente, le amministrazioni di Ospedali e Azienda sanitarie stanno completamente ignorando questa disposizione e continuano a bandire concorsi che, quanto ai medici, richiedono il requisito della “cittadinanza italiana o di paesi dell’Unione Europea e, quanto al restante personale sanitario (infermieri, OSS, ASA ecc.)  prevedono i requisiti previsti dall’art. 38 Testo Unico del pubblico impiego escludendo pertanto i cittadini extra UE che non siano soggiornanti di lungo periodo.

Tutto questo accade a Bergamo, a Civitavecchia, a Matera,  mentre in Piemonte sono stati addirittura esclusi tutti i cittadini extracomunitari in piena violazione della legge vigente.

Secondo l’Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) in Italia sono presenti circa 77.500 persone aventi cittadinanza straniera con qualifiche sanitarie: tra cui 22mila medici, 38mila infermieri, e poi fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri e altri professionisti della sanità. Ma tra questi numeri piuttosto consistenti, solo il 10% riesce ad accedere a posti di lavoro nell’ambito della Sanità pubblica2

Peraltro, per quanto riguarda i medici, la situazione era già in precedenza del tutto illogica perché da un lato i posti di lavoro che richiedono la qualifica dirigenziale (e quindi anche tutti i posti di lavoro di medico) dovrebbero essere riservati – secondo il DPCM 174/94 – ai soli cittadini italiani, con esclusione, quindi, persino dei cittadini UE; dall’altro il Consiglio di Stato ha già sancito in più occasioni che il predetto DPCM è illegittimo per contrasto con il Trattato dell’Unione e deve pertanto essere rivisto. 

Occorre quindi porre mano rapidamente alla materia e darle un nuovo assetto, che tenga conto del contributo che i sanitari stranieri possono dare nell’emergenza, ma anche del dovere della pubblica amministrazione di garantire – nell’interesse della collettività – l’accesso ai posti di lavoro ai più capaci e meritevoli, senza distinzioni di cittadinanza.

Per questi motivi le associazioni ASGI, LUNARIA e il movimento ITALIANI SENZA CITTADINANZA

chiedono:

  • Al Ministero della Sanità e della Pubblica Amministrazione di intervenire immediatamente presso gli enti del SSN affinché, nella fase di emergenza, garantiscano il rispetto dell’art. 13 citato, consentendo l’accesso alle professioni sanitarie a tutti gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare.
  • Al Governo di modificare il DPCM 174/94 per renderlo conforme ai principi fissati dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato e dunque escludendo i posti di lavoro dei medici da quelli riservati ai cittadini, quantomeno quando detti posti di lavoro non comportino in via esclusiva e continuativa l’esercizio di pubbliche funzioni
  • Al Parlamento di estendere gli effetti dell’apertura di cui al citato art. 13, oltre il periodo di emergenza, essendo del tutto illogico che la possibilità del cittadino straniero di concorrere a un posto di lavoro sia limitata al solo periodo di emergenza.

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