Porto Vecchio: “Sgomberare non basta, le persone devono essere accolte”

Lo sgombero effettuato questa mattina in Porto Vecchio, dove circa cento persone avevano trovato riparo sotto la pensilina di largo Città di Santos, conferma ancora una volta la gravità di una situazione che ICS denuncia da mesi: a Trieste continuano a esserci persone richiedenti asilo costrette a vivere in strada o in ripari di fortuna perché non adeguatamente prese in carico dal sistema di accoglienza.

L’intervento di questa mattina pone però una questione precisa alla quale le autorità devono rispondere: che cosa significa, concretamente, sgomberare persone che hanno già manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale?

Secondo quanto riferito dai media locali, circa 20 delle persone coinvolte erano già in possesso di titoli rilasciati dalla Questura di Trieste e circa 50 provenivano da altre città, dove avevano già un appuntamento presso le rispettive Questure. Si tratta, per quanto riguarda queste ultime, principalmente di persone che a Trieste hanno tentato senza successo di registrare la propria domanda di asilo e che, solo in un secondo momento, hanno provato a rivolgersi alle Questure di Udine e Gorizia.

Anche questo problema è ben noto e lo abbiamo denunciato più volte: lo scorso inverno, circa 200 richiedenti asilo di competenza della Questura di Gorizia sono stati costretti a registrare lì le proprie domande, dopo che la Questura di Trieste non lo aveva fatto.

Di fronte a questa situazione, la responsabilità istituzionale ricade innanzitutto sul Prefetto di Trieste, in quanto rappresentante territoriale del governo e commissario straordinario per il coordinamento delle attività connesse alla gestione dei flussi migratori sul territorio regionale. Dinanzi a un problema divenuto ormai costante, determinato non da arrivi massicci e improvvisi, ma dalle carenze nelle procedure di registrazione, nei trasferimenti e nelle prese in carico, cosa intende fare il Prefetto, nel suo ruolo di coordinamento delle Prefetture della Regione?

Le autorità hanno dichiarato che le persone sgomberate saranno prese in carico e, dopo la verifica delle loro posizioni, inserite nel sistema di accoglienza. Ma che cosa significa concretamente? Dove saranno accolte queste persone e con quali tempi? Non è la prima volta che vengono annunciati inserimenti nel sistema di accoglienza che poi non trovano corrispondenza nella realtà, mentre i trasferimenti delle persone verso altre città non sono stati annunciati.

Se lo sgombero è finalizzato alla presa in carico, allora deve essere seguito da una sistemazione effettiva. Altrimenti si tratta semplicemente di spostare le persone da un luogo all’altro, senza affrontare il problema che da mesi denunciamo. Un’operazione di questo tipo non è assistenza, ma un’azione rivolta contro persone che già si trovano in una condizione di estrema vulnerabilità.

Una domanda riguarda anche il funzionamento ordinario del sistema: se oggi, a seguito dello sgombero, si procede all’inserimento delle persone nelle strutture di accoglienza, perché non si procede ogni giorno in modo adeguato alle necessità? La presenza di persone in strada non può essere attribuita semplicemente a un’improvvisa emergenza determinata da arrivi massicci. È una situazione che si ripete da mesi, come abbiamo più volte denunciato.

C’è infine un’altra questione che le autorità devono affrontare: che cosa si intende fare per le persone diventate “invisibili” non per scelta, ma perché vengono rimbalzate per settimane dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste, senza riuscire a registrare la propria domanda di protezione e rimanendo, di conseguenza, in strada senza alcuna presa in carico?

Anche su questo punto chiediamo risposte immediate. Non è possibile, da un lato, sgomberare le persone in nome di una fantomatica “sicurezza” e, dall’altro, lasciare irrisolto il meccanismo amministrativo che impedisce a molte di loro di accedere alle procedure e al sistema di accoglienza a cui avrebbero diritto.

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