Due persone morte in Porto Vecchio. ICS: «Tragedia annunciata, frutto di precise responsabilità istituzionali»
Due persone sono morte questa notte nell’incendio di uno dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, dove avevano cercato riparo. Esprimiamo il nostro dolore, ma non possiamo limitarci al cordoglio. Quanto accaduto è la conseguenza di una situazione di abbandono che si trascina da anni, conosciuta dalle istituzioni e alla quale non si vuole dare risposta. Lo scorso inverno altre due persone sono morte in questi magazzini. Eppure, nulla cambia.
Le responsabilità istituzionali sono precise e non possono essere ignorate. Da una parte, il Comune di Trieste continua a rifiutarsi di mettere a disposizione l’ex mercato di via Flavio Gioia, una struttura pubblica inutilizzata da anni, dotata di servizi igienici, docce e riscaldamento, la cui destinazione a dormitorio a bassa soglia è stata più volte proposta dalle associazioni solidali. Una soluzione concreta per offrire un riparo a chi oggi è costretto a dormire all’aperto o negli edifici fatiscenti del Porto Vecchio.
Dall’altra parte, la Questura continua a rinviare di due o tre mesi l’accesso alla procedura di asilo, rilasciando semplici inviti a ripresentarsi agli uffici, senza indicare che le persone hanno già manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale. In questo modo, la Prefettura non provvede alla loro accoglienza, nonostante il diritto a riceverla sorga già con la manifestazione della volontà di chiedere asilo, alle condizioni previste dalla legge. Riteniamo che non si tratti di semplici inefficienze amministrative, ma di una strategia deliberata per eludere gli obblighi di legge, negare nei fatti il diritto all’accoglienza e spingere le persone ad allontanarsi dal territorio.
A questo si aggiunge la scelta di insistere sull’applicazione della procedura accelerata di frontiera, già contestata in sede giudiziaria, concentrando gli inserimenti a Casa Malala e nell’ex Ostello Scout di Campo Sacro, anziché utilizzare l’intera rete di accoglienza diffusa.
Il risultato è paradossale e intollerabile: da mesi gli appartamenti gestiti da ICS hanno mediamente 70 posti vuoti, mentre un centinaio di persone è costretto a dormire per strada o nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio. Posti che potrebbero garantire un alloggio dignitoso e che rimangono inutilizzati per effetto delle scelte amministrative.
Il quadro è aggravato dalle recenti limitazioni imposte dalla Questura alla distribuzione di cibo e coperte in piazza Libertà. Non soltanto non si garantisce un riparo a chi vive in strada, ma si ostacolano persino le attività di solidarietà che cercano di assicurare il minimo indispensabile per sopravvivere. Sono scelte che, nel loro insieme, delineano una politica di violenza e abbandono, che comprime sistematicamente il diritto di asilo e le cui conseguenze possono essere mortali.
Chiediamo l’immediata apertura di una struttura di accoglienza a bassa soglia, la fine dei ritardi ingiustificati nell’accesso alla procedura di asilo e l’utilizzo dei posti disponibili nelle strutture già operative. Prefettura, Questura e Comune devono assumersi le proprie responsabilità e intervenire senza ulteriori rinvii.
La morte di queste due persone non può essere archiviata come l’ennesimo tragico incidente in un edificio abbandonato. A Trieste, mentre ci sono letti vuoti nelle strutture di accoglienza, le persone muoiono cercando riparo nei magazzini fatiscenti. Si tratta di una tragedia che è conseguenza di precise scelte istituzionali.
